Uno spazio dove ogni voce trova ascolto

Terapia Familiare

Quando in casa si parlano lingue diverse

Ci sono famiglie in cui si urla e famiglie in cui si tace, famiglie che si ritrovano ogni sera intorno allo stesso tavolo e famiglie che si incrociano in corridoio. Poi qualcosa si inceppa: un figlio che si chiude in camera e non ne esce più, litigi che esplodono per un piatto fuori posto, una separazione, un lutto, una diagnosi che cambia le mappe. E ognuno resta a soffrire nella propria stanza, senza sapere più come si attraversa il corridoio.

La terapia familiare è uno spazio in cui la famiglia può guardarsi per la prima volta da fuori — non per trovare il colpevole, ma per vedere il disegno. Perché quando in casa qualcuno sta male, raramente sta male da solo: spesso chi “porta il sintomo” — di solito il più giovane, o il più sensibile — sta parlando una lingua che riguarda tutti. La buona notizia è che vale anche il contrario: quando la famiglia si muove insieme, nessuno deve cambiare da solo.

Non è una riunione di famiglia con un moderatore: è un intervento psicoterapeutico con una lunga tradizione clinica, metodi propri e prove di efficacia — particolarmente solide proprio quando la sofferenza si presenta attraverso un figlio.

Per chi è pensata

Ogni famiglia arriva con una configurazione diversa. Queste sono le tre porte da cui si entra più spesso.

Famiglie con un figlio che preoccupa

È l’ingresso più comune: si arriva per lui, o per lei. Un ritiro che dura da mesi, la scuola che precipita, una rabbia che spaventa, il cibo diventato un campo di battaglia. I genitori arrivano spesso esausti e pieni di colpa — e la prima cosa da dire è che venire qui non è un’ammissione di colpa: è la mossa di chi si prende sul serio.
Il percorso è uno spazio per:
🌱 Ascoltare cosa dice il sintomo — perché un comportamento che allarma è quasi sempre una comunicazione che non ha trovato altra strada
🌱 Alleggerire chi lo porta — nessun figlio dovrebbe farsi carico, da solo, del peso di tutti
🌱 Rimettere i genitori al timone — non con più severità né con più indulgenza: con più alleanza tra loro
🌱 Riaprire i canali — perché la domanda “com’è andata a scuola?” torni ad avere una risposta vera

Famiglie attraversate da un cambiamento

Una separazione, una nuova unione con figli che diventano fratelli per decreto, un lutto che ha tolto un posto al tavolo, una malattia che ridisegna i ruoli, un trasferimento. Le famiglie sono organismi vivi: ogni trasformazione chiede un equilibrio nuovo, e a volte l’equilibrio non arriva da solo.
Il percorso è uno spazio per:
🌱 Attraversare la transizione senza perdersi — dare parole a ciò che sta cambiando, invece di subirlo in silenzio
🌱 Dare un posto a chi non c’è più — quando, dopo una perdita, la vita di casa si è fermata e nessuno osa più nominare chi manca
🌱 Ricomporre senza cancellare — nelle famiglie che nascono da storie precedenti, ognuno ha diritto alla propria
🌱 Ridistribuire i ruoli — quando la malattia o la distanza hanno caricato qualcuno di un compito troppo grande

Famiglie dove il conflitto (o il silenzio) è di casa

Genitori e figli adulti che si feriscono a ogni pranzo di famiglia, fratelli che non si parlano da anni, tre generazioni sotto lo stesso tetto con tre idee diverse di rispetto. Qui il problema non è un evento: è un copione che si recita da sempre — e che nessuno ricorda più di aver scritto.
Il percorso è uno spazio per:
🌱 Interrompere la recita — vedere il copione da fuori è il primo passo per poterne uscire
🌱 Tradurre tra generazioni — perché “preoccuparsi” in una lingua può suonare “controllare” in un’altra
🌱 Rimettere i confini al loro posto — vicini senza invadersi, distinti senza perdersi
🌱 Riavvicinarsi per scelta — non per obbligo di sangue, ma perché torna a valerne la pena

Accolgo ogni famiglia: unita, separata o ricomposta, monogenitoriale o allargata, con due mamme o due papà, riunita sotto lo stesso tetto o sparsa tra più città.

Quando in seduta entrano bambini e ragazzi, il lavoro si adatta alla loro età; con i più piccoli, spesso, la strada più efficace passa dai genitori — è una scelta clinica, non una porta chiusa

Quando può essere utile la terapia familiare

Non bisogna aspettare che la casa bruci. I segnali, di solito, arrivano prima — e ascoltarli presto fa la differenza.
🌿 Un figlio che manda segnali — chiusura, scuola in caduta, rabbia improvvisa, sintomi che i medici non spiegano
🌿 Un’adolescenza che scuote tutta la casa — quando la crescita di uno mette in crisi gli equilibri di tutti
🌿 Silenzi a tavola — si parla solo di orari e di compiti, mai di come si sta davvero
🌿 Una separazione da attraversare — quando mamma e papà si dividono e serve un modo per restare genitori insieme
🌿 Famiglie che si ricompongono — nuovi partner, nuovi fratelli, nuove case: geografie da ridisegnare
🌿 Un lutto che ha cambiato gli equilibri — quando la perdita di qualcuno ha spostato tutti i pesi della casa
🌿 Una malattia in famiglia — una diagnosi che ridistribuisce ruoli, tempo, energie, e non lascia spazio per parlarne
🌿 Generazioni ai ferri corti — genitori e figli adulti, fratelli, nonni: legami che feriscono ma non si lasciano

Una nota importante: quando in famiglia c’è violenza — su un adulto o su un minore — la seduta congiunta non è il primo strumento: prima viene la sicurezza di chi la subisce. In quel caso il percorso comincia altrove, con colloqui individuali e, dove serve, con la rete dei servizi.

Se riconoscete la vostra famiglia anche solo in una di queste righe — o se siete l’unico, per ora, a riconoscerla — può essere il momento giusto per parlarne in un primo colloquio.

Come funziona un percorso di terapia familiare

Anche il lavoro con una famiglia intera ha una rotta, con tappe riconoscibili. Ecco come si sviluppa, passo per passo.

1️⃣ Il primo colloquio
Non serve arrivare al completo: al primo incontro possono venire i genitori da soli, o chi ha preso l’iniziativa. Mi raccontate cosa succede, io vi spiego come lavoro, e decidiamo insieme chi ha senso coinvolgere — e quando. Nessun impegno: se sentite che non è il momento, è giusto poterlo dire. In qualunque numero siate.

2️⃣ La mappa della famiglia
Nei primi incontri costruiamo la mappa: le storie da cui venite, le alleanze, i ruoli che ognuno si è trovato addosso. Non cerchiamo colpevoli: cerchiamo il funzionamento — e le risorse che ogni famiglia possiede, anche quando non le vede più.

3️⃣Un obiettivo che tenga tutti dentro
Definiamo insieme cosa vorreste che cambiasse, con una regola: l’obiettivo dev’essere della famiglia, non di qualcuno contro qualcun altro. Trovarlo, a volte, è già metà del lavoro.

4️⃣ Il lavoro sugli equilibri
È il cuore del percorso. In seduta i giochi di sempre diventano visibili — chi difende chi, chi tace per chi — e si prova, prima nella stanza e poi a casa, a muovere le pedine in modo nuovo. Gli incontri sono a geometria variabile: a volte tutti, a volte solo i genitori, a volte i fratelli.

5️⃣ La verifica e la chiusura
Consolidiamo i cambiamenti e verifichiamo che reggano fuori dalla stanza. L’obiettivo non è tenervi in terapia: è restituirvi la conversazione. Si chiude quando la famiglia non ha più bisogno di una stanza esterna per dirsi le cose.

“In una famiglia il dolore sceglie spesso le spalle più giovani. Il mio lavoro è ridistribuire il peso — finché nessuno debba più portarlo per tutti”

— Dott.ssa Barbara Bandinelli

Il mio metodo nel lavoro con le famiglie

Anche nel lavoro con le famiglie restano validi i principi che guidano tutto il mio approccio:

Nessun colpevole da trovare

Le famiglie arrivano spesso con un imputato già scelto — un figlio “difficile”, un genitore “assente”. Io non cerco imputati: guardo il disegno che tutti, senza volerlo, contribuiscono a tenere in piedi. È lì che qualcosa può cambiare.

Tutte le voci, anche le più piccole

In seduta ognuno ha il suo spazio, e chi parla di meno spesso porta la notizia più importante. Il mio compito è fare in modo che nella stanza si possa dire ciò che in casa non trova posto — e che nessuno paghi, dopo, per averlo detto.

Una terapia a geometria variabile

Non tutte le sedute richiedono tutti: il percorso può alternare incontri congiunti, colloqui con i soli genitori, momenti individuali. E quando sotto il gioco familiare affiora una ferita che appartiene a uno solo — un trauma di un genitore che si ripete di generazione in generazione, per esempio — può essere utile affiancare un lavoro personale, anche con l’EMDR.

HAI DUBBI?

Domande frequenti sulla terapia familiare

Le risposte alle domande che mi vengono poste più spesso da chi pensa a un percorso per tutta la famiglia.

No. Si comincia da chi c’è: spesso il primo passo lo fa un genitore da solo, a volte entrambi, a volte un figlio adulto. Chi coinvolgere — e quando — lo decidiamo strada facendo. E l’esperienza dice che quando qualcosa inizia a muoversi, anche i più scettici trovano una ragione per entrare

Perché siete la risorsa, non gli imputati. Quando un figlio sta male, il suo sintomo parla anche di ciò che gli accade intorno — e i genitori sono le persone con più potere di cambiare le cose. Venire in seduta non significa prendersi la colpa: significa prendersi il ruolo.

Sì, a volte più che mai. La coppia può finire, la famiglia no: genitori si resta, e i figli hanno bisogno che quel legame funzioni anche su due case. Una precisazione: quando partecipano figli minorenni serve il consenso di entrambi i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale — ed è una tutela, non una formalità.

Dipende dalla situazione. Gli incontri familiari sono in genere più distanziati di quelli individuali — e non per caso: lo spazio tra le sedute serve a lasciar lavorare la famiglia, che è dove il cambiamento avviene davvero. Dopo i primi incontri sarà possibile darvi una stima orientativa, da verificare strada facendo.

Sì, con gli adattamenti giusti. E in certi casi l’online è proprio ciò che rende possibile il lavoro: se un figlio studia fuori o una parte della famiglia vive lontano, ci si può collegare da schermi diversi e ritrovarsi nella stessa stanza — quella virtuale.

Tutto ciò che condividete è tutelato dal segreto professionale (art. 11 del Codice Deontologico degli Psicologi) e i vostri dati sono trattati nel rispetto del GDPR. E la riservatezza ha un’attenzione in più per i più giovani: ciò che un ragazzo mi affida in un momento individuale resta protetto, dentro una cornice di trasparenza definita insieme fin dall’inizio.

Iniziamo insieme

In una famiglia non serve che tutti siano pronti: basta che qualcuno faccia il primo passo. Di solito è la persona che sta leggendo questa pagina.

Il primo colloquio è uno spazio di conoscenza reciproca, senza impegno: serve a capire insieme se questo può essere lo strumento giusto per la vostra famiglia.

Scegli il canale che preferisci. Rispondo personalmente a ogni messaggio, di solito entro 24 ore nei giorni lavorativi.

In studio

Nel cuore dell’Ogliastra, in un ambiente accogliente e riservato, dove c’è posto per sedersi tutti. L’indirizzo completo viene comunicato al momento della prenotazione.